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Sempre più caldo il clima dei “ticket bus”
Pedaggi e lasciapassare per i bus turistici sono in vigore in diverse città d’Italia, ma tour operator e addetti al lavoro sono perplessi. E con l’entrata in vigore della tassa anche a Verona, il clima si fa ancora più acceso.
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C’è chi lo chiama ticket, chi tassa sul turismo, chi ancora tassa d’ingresso, lasciapassare oneroso o contributo di scopo, pedaggio, pollution charge o road pricing. È l’incubo degli amanti dei tour in autobus, una forma di turismo molto praticata soprattutto dai Paesi del Nord Europa.
Per visitare le diverse città d’arte d’Italia, e non solo, sono sottoposti al pagamento di svariate “imposte”. Ad aggiudicarsi il ticket più caro Venezia, dove un bus deve sborsare, in alta stagione, 340 euro. E pensare che nel 2002, anno di introduzione della tassa, il ticket era circa 135-150 euro per i pullman da 16 posti in su.
Un altro esattore "salato" è la Toscana. A Firenze il ticket è stato introdotto nel 1999 e variava da 50 a 80 euro, per arrivare nel 2002 a 155 e ora a 240 euro in media, tariffa che comunque ha varie fasce e cambia in base anche alla posizione dell’hotel prenotato (dentro o fuori le mura della città). Seguono Siena con 100 euro e Lucca con 80, mentre i centri minori come San Gimignano, Volterra e Montalcino valgono circa 70 euro.
La città eterna, Roma, sta nel mezzo con 150 euro in media di ticket, ma la cifra cambia in più o in meno in relazione a un ventaglio molto ampio di possibilità (ad esempio, provenienza dell’autobus, momento di arrivo, tragitto in città, etc.).
Da Vip anche l’esclusiva Costiera Amalfitana dove la tariffa si impenna nuovamente per raggiungere ad Amalfi quasi i livelli veneziani, 240 euro.
Niente lasciapassare, invece, a Ferrara, Treviso, Padova, Torino e Napoli. Anche Verona, dal 15 novembre, è entrata a far parte del club del ticket (30 euro) nonostante la decisione del Comune abbia scatenato negli ultimi mesi un mare di polemiche tra degli addetti del settore turistico che lavorano nella città scaligera, facendo slittare l’entrata in vigore più volte. Qui, tra l'altro, si aggiunge anche una tariffa oraria per la sosta nei parcheggi dedicati ai bus turistici di ben 15 euro.
Facendo due conti, emerge che se un gruppo di turisti organizza un tour toccando diverse città d’Italia, viste le cifre, potrebbe arrivare a spendere anche 1.000 euro in più. Ma così il Sistema Italia come può risollevarsi? È vero, i flussi turistici, soprattutto nelle città d’arte, incidono sui servizi di pulizia e manutenzione della città. Ma così facendo non si penalizza il turista in modo altamente differenziato, visto che pagano solo i visitatori di “massa”? Per qualcuno, come aveva affermato il Comune di Cavallino-Treporti (che nel gennaio 2007 aveva introdotto la tassa), sono un antidoto per l’ambiente, un modo per ridurre l’inquinamento. Sarà vero? Lo scorso anno gli operatori turistici di Jesolo, uniti nel Comitato “No Ztl”, avevano esaminato la relazione tecnica sui flussi di traffico commissionata dal Comune. Era emerso, secondo il Comitato, che solo in minima parte il traffico dipendeva dai bus turistici, risultando la maggioranza dei mezzi inquinanti auto, camper e camion.
Ma gli autobus non hanno il merito di ridurre il numero di mezzi in circolazione? Non è che con il caro ticket passa il messaggio meglio muoversi da soli? E se tutti quelli che di solito visitano le città in gruppi, quindi utilizzando bus turistici, iniziassero a viaggiare da soli, con l’auto o il caravan? Non è forse più deleterio per l’ambiente?
Esempi diversi ce ne sono. In Inghilterra è presente un’imposta diretta a limitare l’accesso al centro cittadino di Londra, la congestion charge. A differenza dell’Italia, però, è rivolta sia ai turisti che ai residenti. In pratica colpisce tutti senza distinzione.

Per un’analisi dettagliata della situazione in Italia, si veda l'articolo pubblicato sul numero 78 della rivista Ita Magazine oppure sul sito www.itamagazine.it 


18.11.2008 Ufficio Stampa Italia Turismo CIDEC
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